Transgressive Populism or Technofascism?

Lecture di Samir Gandesha (Simon Fraser University, Vancouver), a cura di Stefano Marino, in dialogo con Olimpia Malatesta e Alessandro Volpi.

  • Data: 24 APRILE 2026  dalle 17:00 alle 19:00

  • Luogo: Palazzo Marescotti (Aula Cruciani, via Barberia 4 - Bologna)

A cura di: Stefano Marino (Università di Bologna) e Gruppo di Lavoro "Estetica e Teoria Critica" della Società Italiana di Teoria Critica (SITC).
DiscussantOlimpia Malatesta (Università di Bologna) e Alessandro Volpi (PhD Università di Salerno)
Con: Samir Gandesha (Simon Fraser University, Vancouver)

 

Negli ultimi dieci anni, il concetto di fascismo è tornato con forza nei tentativi di comprendere lo spostamento globale verso l’estrema destra. Come diversi commentatori hanno giustamente osservato, il fascismo degli anni Venti e Trenta è notevolmente diverso da quello che sembra oggi plasmare la politica dell’ordine globale contemporaneo.
Quest’ultimo è stato interpretato lungo due distinti assi esplicativi. Il primo lo considera una forma di populismo autoritario, in cui movimenti che pretendono di incarnare o personificare la volontà del “popolo” sono spinti a oltrepassare ogni limite morale, epistemico ed estetico nell’esercizio del potere sovrano. Il secondo asse interpretativo sostiene invece che il fascismo contemporaneo sia una forma di “tecnofascismo”, a cui hanno dato una configurazione politico-filosofica pensatori della cosiddetta “Dark Enlightenment”, come Nick Land e Curtis Yarvin, che sostengono posizioni apertamente antidemocratiche.
Se la prima forma può essere vista come un processo che mina la democrazia liberale dall’interno, spingendola in una direzione sempre più “illiberale”, la seconda attacca apertamente l’idea stessa di democrazia dall’esterno, dichiarandone esplicitamente l’incompatibilità con le relazioni sociali capitalistiche.
In questa lezione porrò dunque la questione di quale interpretazione riesca meglio a cogliere la svolta autoritaria contemporanea e di come sia possibile opporvisi.

 

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Over the past decade, the concept of fascism has returned with a vengeance in attempts to understand the planetary shift to the far-right. As several commentators have rightly indicated, the fascism of the 1920s and 1930s is considerably different from the fascism that appears to be shaping the politics of the contemporary global order. The latter has been understood along two distinct explanatory axes. The first holds that it is a species of authoritarian populism in which movements purporting to embody or personify the will of the “people” are driven to transgress every moral, epistemic and aesthetic limit in manifesting sovereign power. The second explanatory axis is that contemporary fascism is a form of what has been referred to as “technofascism,” which has been given politico-philosophical shape by “Dark Enlightenment” thinkers such as Nick Land and Curtis Yarvin who articulate starkly anti-democratic positions. While the first form could be said to undermine liberal democracy from within by pushing it in an increasingly “illiberal” direction, the second form brazenly attacks the very idea of democracy from without, by explicitly stating its incompatibility with capitalist social relations.  In this lecture, I will pose the question as to which explanation best grasps the contemporary authoritarian turn and how can it be opposed.