Primo evento della mostra Pensiero Radicale Esibito, a cura di Anna Rosellini, con la collaborazione di Alessandro Paolo Lena e Stefano Setti
Data:
Luogo: Biblioteca delle Arti, sezione Arti visive "I. B. Supino", complesso di Santa Cristina, Piazzetta G. Morandi 2, 40125 Bologna - Evento in presenza e online
Tipo: Ciclo 'Blind spot'
19 gennaio - 13 febbraio 2026
SEZIONE 1
L’architettura radicale è una delle esperienze più significative del secondo Novecento italiano, capace di ridefinire i confini tra arte, design e politica. Questa stagione progettuale, emersa dal clima sperimentale degli anni Sessanta, non è riconducibile a un unico stile o manifesto, ma piuttosto a una costellazione di pratiche critiche che, pur partendo dal progetto architettonico, lo superano per interrogare il senso stesso dell’abitare, del consumo e della produzione culturale. Gruppi come Superstudio, Archizoom, 9999, UFO e Zziggurat, formatisi prevalentemente nell’ambiente fiorentino, mettono in discussione il ruolo dell’architetto tradizionale, opponendo alla funzionalità modernista l’immaginazione utopica, alla produzione edilizia la riflessione teorica, alla costruzione fisica la creazione di mondi concettuali.
In questo contesto si inserisce l’esperienza dei Global Tools (1973-1975), una “contro-scuola”, nata con l’obiettivo di creare un laboratorio interdisciplinare e autogestito. Ispirato dichiaratamente al Bauhaus, Global Tools si articolava in gruppi tematici – corpo, comunicazione, costruzione, sopravvivenza, teoria – promuovendo un sapere esperienziale e anti-gerarchico.
La pedagogia dei Global Tools si basava sull’esercizio diretto, sulla relazione tra corpo, ambiente e materiali naturali, dove la riscoperta delle tecniche artigianali era in netta opposizione alle logiche produttive alienanti della modernità. L’obiettivo non era produrre oggetti ma stimolare una coscienza critica e creativa nei partecipanti. Oggi, a distanza di cinquant’anni, in un presente segnato da crisi ambientali e sociali, il loro lascito utopico può ancora offrire spunti vitali per immaginare forme alternative di abitare il mondo.
L’allestimento della teca ruota intorno a un nucleo centrale, la “torre di libri” che raccoglie la bibliografia di cui il collettivo Radical Tools si è servito per ricostruire e ripensare in chiave contemporanea il progetto dei Global Tools. Composta da testi di natura eterogenea – monografie, riviste, raccolte di scritti – la torre è sormontata da Global Tools 1973-1975: Quando l’educazione coinciderà con la vita (2018), che ha riunito in un’unica pubblicazione fotografie, documenti d’archivio e contributi critici utili a comprendere la complessità di questo innovativo esperimento pedagogico.
Intorno alla torre sono disposte le riproduzioni della prima pagina di ciascuno dei cinque capitoli in cui il volume si articola (Comunicazione, Corpo, Costruzione, Sopravvivenza, e Teoria), i principali temi di ricerca con cui gli artisti e i gruppi che animarono l’esperienza dei Global Tools si confrontarono. Ogni capitolo è affiancato da una o più fotografie in bianco e nero che documentano le attività svolte nei laboratori tematici in cui erano organizzate le attività pedagogiche del movimento.
Uno spago di colore rosso collega fra loro i materiali all’interno della teca: in tal modo si intende evocare il primo dei quattro workshop ideati dal collettivo Radical Tools. A questi, ispirati ai laboratori degli anni Settanta, si è voluto dare risalto nella zona superiore della teca al fine di evidenziare il rapporto dialettico che si instaura fra passato e presente: sul vetro di questa sono infatti incollate le fotografie a colori di ciascuno dei workshop che si sono tenuti nel maggio del 2025, mentre fuori dalla teca è collocato un piccolo libro fotografico fatto a mano, modellato sul sottostante volume Global Tools 1973-1975, che documenta in modo più ampio i laboratori e che il visitatore è invitato a sfogliare.
Chiara Baglione (a cura di), Casabella 1928-2008, Milano, Mondadori – Electa Architettura, 2008
Andrea Branzi, Moderno postmoderno millenario. Scritti teorici 1972-1980, Torino-Milano, Studio Forma- Alchymia, 1980
Jacques Rancière, Lo spettatore emancipato, Roma, DeriveApprodi, 2018
Valerio Borgonuovo, Silvia Franceschini (a cura di), Global Tools. Quando l'educazione coinciderà con la vita, 1973-1975, Roma, Nero, 2018
Ispirandosi a Global Tools, il collettivo Radical Tools ha organizzato una serie di workshops in cui si è voluto riproporre il progetto degli anni Settanta in una chiave contemporanea. I laboratori sono stati orientati sulle aree tematiche trattate nei primi quattro capitoli della pubblicazione e dunque, negli stessi workshops del progetto originario: Comunicazione, Corpo, Costruzione e Sopravvivenza. Tutti i laboratori sono stati organizzati nel chiostro di Santa Cristina che, per l’occasione, è stato suddiviso in zone attraverso una griglia di fili. Questa simboleggia la comunicazione e la costruzione di una connessione tra i partecipanti, chiamati ad interpretare il progetto come una “scuola” di espressione temporanea, aperta a tutti e volta alla creazione di uno spazio in cui la pura creatività possa essere espressa liberamente.
I quattro workshops sono stati organizzati nel corso di due giornate, il 29 e il 30 maggio 2025. Una breve introduzione ha preceduto il vero e proprio laboratorio e ha esplicitato l’interpretazione data dal collettivo della quinta sezione di Global Tools, la Teoria. Tuttavia, questa non ha avuto lo scopo di fornire un protocollo ma piuttosto quello di narrare il contesto del progetto. Il workshop Comunicazione si è focalizzato sulla stimolazione di un dibattito collettivo tra i partecipanti, materializzato nel filo tenuto da ogni persona intervenuta nella discussione. Corpo è stato un laboratorio libero, nel quale le persone hanno utilizzato alcuni materiali di reimpiego con l’obiettivo di creare delle “maschere” o “costumi”, svincolandosi o meno dai limiti corporei. Nella giornata successiva, il workshop Costruzione si è basato sulla fabbricazione di una tenda: un luogo sicuro, temporaneo, abitabile ma slegato dalle logiche architettoniche tradizionali. Le attività si sono concluse con il laboratorio Sopravvivenza: nella tenda-rifugio i partecipanti hanno condiviso un pasto comunitario.
SEZIONE 2
Nel 1969, in occasione della Biennale Trinazionale di Graz, il gruppo Superstudio inaugura la produzione dei suoi primi Collage, destinati a diventare il principale strumento di comunicazione della loro idea di architettura. Le forme tradizionali di rappresentazione architettonica vengono sostituite dal fotomontaggio, il quale diventa il mezzo privilegiato per costruire un “discorso per immagini”, in cui riflessione teorica e progetto architettonico si fondono in un racconto visivo.
Combinando fotografie, disegni tecnici eseguiti a mano (a matita, china e aerografo) e immagini tratte dalla cultura pop e dai media, Superstudio mette in scena paesaggi impossibili, dominati da strutture geometriche essenziali come immense griglie o architetture monolitiche, che attraversano città e territori incontaminati. Le immagini risultanti affascinano per la loro forza visiva, costruite con un realismo attento che rende credibili scenari radicali e utopici.
Il fotomontaggio continua a costituire la base visiva e concettuale anche degli Atti Fondamentali, una serie di cinque racconti pubblicati tra il 1972 e il 1973 sulla rivista Casabella. In questi lavori, Superstudio elabora veri e propri storyboard in cui testi, immagini e disegni costruiscono la narrazione di cinque condizioni universali – Vita, Educazione, Cerimonia, Amore, Morte – successivamente tradotte in video.
Con i Collage, Superstudio supera il concetto tradizionale di rappresentazione, trasformando il fotomontaggio in un potente strumento teorico, narrativo e poetico.
“Non vi mostreremo la casa, ma come viviamo nella casa invisibile” affermano i membri di Superstudio nel video-manifesto The Ceremony (1973). La casa diventa griglia, una superficie piana fatta di assi che consente di crescere e relazionarsi con gli altri. Un’architettura dell’esperienza, che non si osserva, ma si vive. La mostra ha qui come scopo l’interrogarci su come abitiamo lo spazio e come potremmo immaginarlo diversamente. In dialogo con il pensiero del collettivo ci muoviamo verso un’architettura immateriale, fondata su valori come il nomadismo, la ritualizzazione della vita quotidiana e il rifiuto delle gerarchie imposte.
La teca è arricchita da libri, immagini e parole che richiamano i temi del collage e della cerimonia. Il primo tema è evocato sul fondo, con una riproduzione ingrandita di uno dei primi collage di Superstudio, simbolo della genesi del loro pensiero. Altri collage sono collocati sul lato destro, accostati al libro di Martino Stierli, che indaga come il montaggio sia stato usato da architetti e artisti per rappresentare la complessità della metropoli moderna. Il tema della cerimonia è approfondito sul lato sinistro da un’intervista a Riccardo Benassi, la cui mostra Attimi Fondamentali si intreccia agli iconici Atti Fondamentali, di cui vengono mostrati alcuni frame, insieme al n. 367 di Casabella, in cui vennero pubblicati nel 1972. Al centro della teca, omaggio all’installazione al MoMA dello stesso anno, spicca un modello che sovverte la bidimensionalità dei collage e attraverso lo specchio esplora la griglia nella sua dimensione infinita, una vera e propria scatola immersiva, che offre un’esperienza concreta dell’architettura invisibile.
Martino Stierli, Montage and the Metropolis: Architecture, Modernity, and the Representation of space, New Heaven - London, Yale University Press, 2018
“Vita Educazione Cerimonia Amore Morte. Cinque storie del Superstudio”, in Casabella, luglio 1972, n. 367, pp. 15-26
Riccardo Benassi, Attimi Fondamentali, Milano, Mousse, 2012
Il raggio di esplorazione dell’approccio multidisciplinare che caratterizza l’immaginazione creativa di Superstudio è talmente vasto che è impossibile contenere tutti gli esiti di questa ricerca in una teca. Per questo la mostra propone un percorso diffuso attraverso una Books Treasure Hunt, per approfondire i temi legati agli Atti Fondamentali, come Supersuperficie e Cerimonia, o esplorare la collezione di mobili ispirata agli Istogrammi di Architettura, con il loro design lineari e l’iconico pattern a griglia, e i collages creati dal collettivo per il progetto Monumento Continuo, un’infinita struttura immacolata che marcia imperturbabilmente intorno al globo; o ancora esplorare altri progetti di primo piano dell’architettura radicale della scena fiorentina degli anni Settanta, come Vestirsi è facile, lo storico esperimento di clothing design del gruppo Archizoom.
I libri della Biblioteca Supino non costituiscono soltanto un rimando, ma parte integrante del progetto espositivo: frammenti di un più ampio collage che si dispiega nello spazio e invita alla scoperta. Per mezzo dell’azione di scoprire queste opere nei libri della biblioteca, leggere diventa un “atto fondamentale” e dà forma all’idea che ogni architettura è un edificio per una cerimonia sconosciuta. I visitatori sono invitati a scegliere un libro dalla lista e consultare l’estratto suggerito per entrare nel mondo di Superstudio e degli altri collettivi radicali.
E che caccia al tesoro sarebbe senza un premio? Al termine del percorso, sarà possibile ritirare un piccolo “tesoro” simbolico al front desk della biblioteca, come segnalibri, stickers e cartoline.
Mostra a cura di Anna Rosellini con la collaborazione di Alessandro Paolo Lena e Stefano Setti
Testi redatti dagli studenti della Scuola di specializzazione in Beni storico-artistici: Marica Albanese, Ilaria Bartoli, Nicolò Barzon, Silvia Biolchini, Alysson Yulianna Bustamante Tamayo, Silvia Cesari, Mauro Chines, Simone Ciocchetti, Roberto Ciulla, Marina Crocoli, Andrea De Simone, Samantha De Vitis, Fabio Garbin, Sebastiano Giaimi, Lorena Giocolano, Giovanni Antonio Morciano, Andrea Moretti, Miriam Musumeci, Angelika Aleksandra Otczicz, Ilaria Parini, Michelle Polignano, Maria Elisabetta Poluzzi, Marta Pompei, Emiliano Riccobono, Beatrice Rinaldi, Valentina Rubino, Matteo Santise, Luna Scala, Elettra Schiavo, Luca Sorichetti, Viola Tasselli
Allestimento a cura degli studenti del corso di Laurea magistrale in Arti Visive, curriculum AMaC: Collettivo Collagène (Joana Vicente, Ruben Barbati, Giulia Vitaly, Marta Muzzi, Iman Hadeg, Erika Kucaj, Lara Silveira, Jeanne Duprey); Collettivo Radical Tools (Marco Fornasiero, Mariia Moroz, India Ricchi, Irene Lorusso, Matilde Pardini, Alessia Frerotti, Leatitia Keman); Collettivo Tagga (Artemisia Bernardi, Tommaso Origani, Giulia Perna, Alessia Trimarchi, Gaia Vassena); Collettivo Krikku (Elena Debernardi, Giulia Evangelista, Matilde Gatti, Erika Korriku); Collettivo Super Ris8 (Katarina Cokrlic, Cecilia Colagiovanni, Flaminia Ciuferri, Jessica Leone, Isabella Ravera, Ekaterina Rybakova, Elizaveta Sidorova, Gemma Tolfo); Collettivo 3 ½ (Alice Botti, Giorgia Dargenio, Giulia Marsigli, Ang Pema Melis, Alice Pieriboni, Elena Pietrobon, Antonella Piredda, Francesca Weber)
Supervisione, mostra online, comunicazione: Giulia Calanna, Caterina Cossetto