Dimensione degli ambienti, 19 gennaio - 13 febbraio 2026

Secondo evento della mostra Pensiero Radicale Esibito, a cura di Anna Rosellini, con la collaborazione di Alessandro Paolo Lena e Stefano Setti

  • Data:

    19 GENNAIO
    -
    13 FEBBRAIO 2026
     
  • Luogo: Biblioteca delle Arti, sezione Arti visive "I. B. Supino", complesso di Santa Cristina, Piazzetta G. Morandi 2, 40125 Bologna - Evento in presenza e online

  • Tipo: Ciclo 'Blind spot'

SEZIONE 3

La Città di Superstudio 

Collettivo TAGGA: Gaia VassenaTommaso OriganiGiulia PernaArtemisia BernardiAlessia Trimarchi. 

“According to the agonistic approach, critical art is art that foments dissent; that makes visible what the dominant consensus tends to obscure and obliterate. 
— Chantal Mouffe 

Nel lavoro di Superstudio, l’architettura diventa uno strumento critico capace di mettere in crisi i presupposti spaziali, politici e ideologici dell’urbanistica tradizionale. I loro progetti non cercano soluzioni formali, ma interrogano criticamente il ruolo sociale, politico e culturale dell’architettura, superando la questione del rapporto tra forma e funzione. Nelle 12 Città Ideali, Superstudio realizza dispositivi di critica radicale a partire dal concetto di habitat, inteso come spazio continuo, non gerarchico, come sistema complesso e fluido. Ogni “città ideale” rappresenta un’istanza in cui il territorio si trasforma in un’opera d’arte totale, un continuum che anticipa nuove modalità di conoscenza e percezione dello spazio urbano. L’azione di Superstudio risulta in questo modo fondamentale per esercitare forme di conflitto e ripensamento dello spazio urbano e, dunque, una possibilità di apertura verso una dimensione realmente democratica dell’abitare. Attraverso il confronto con Le città invisibili di Italo Calvino, il progetto espositivo propone un percorso dentro e fuori teca con lobiettivo di interrogare continuamente lo spettatore e il suo posizionamento allinterno dello spazio urbano. 

Foto Teca 1

Fig. 01

l progetto espositivo in teca ricostruisce un dialogo tra due visioni della città, teorizzate nel 1972: Le città invisibili di Italo Calvino e le 12 Città Ideali del gruppo radicale Superstudio. Lesposizione, attraverso otto volumi selezionati dalla Biblioteca Supino, invita a esplorare la città come spazio mentale, sociale, poetico, ma anche tecnologico. 
Nella prima sezione, dedicata a Calvino, la città è immagine fluida, unidea che si trasforma con il linguaggio. I libri esposti offrono diverse chiavi di lettura del suo universo simbolico: 
Le città invisibili vengono approfondite in:  La visione dell’invisibile (2002), con saggi e materiali criticiUna pietra sopra (1980)Saggi (a cura di Mario Barenghi, 2007) offrono lo sguardo di Calvino sulla letteratura e la società contemporanea; L’occhio di Calvino di Marco Belpoliti (1996) indaga il rapporto tra parola e visione, tra città scritte e immaginate. 
Queste città sono specchi del desiderio, dellidentità e mettono in discussione le forme dell’urbanistica.  
La seconda sezione, dedicata a Superstudio, presenta le 12 Città Ideali: visioni radicali e provocatorie, città sospese, automatiche, guidate da cervelli elettronici o alimentate dal corpo umano. Denunciano l’alienazione dell’uomo moderno e i limiti della razionalità architettonica. 
I libri selezionati documentano la portata visionaria del collettivo: Superstudio: Life Without Objects (2003) e Super Superstudio (2015) ne ricostruiscono l’eredità critica; Superstudio. Opere 1966–1978 (2016) e Superstudio di Roberto Gargiani e Beatrice Lampariello (2010) illustrano progetti e teorie fondamentali; l’estratto da Casabella n. 361 (1972), Premonizioni della parusia urbanistica, contiene il testo originale delle 12 Città Ideali. 

Le due sezioni si completano e si contrappongono: dove Calvino lascia spazio allimmaginazione e allambiguità, Superstudio incalza con immagini dure e sistemi urbani chiusi. Entrambi riflettono sul futuro della città e del vivere collettivo. 

 

Materiali Teca 1

fig 01

Mario Barenghi, Gianni Canova, Bruno Falcetto (a cura di), La visione dell’invisibile. Saggi e materiali su Le città invisibili di Italo Calvino, Milano, Mondadori, 2002, pp. 166-167.

fig. 02

Italo Calvino, Una pietra sopra: discorsi di letteratura e società, Torino, Einaudi, 1980, pp. 282-283.

fig. 03

Italo Calvino, Saggi, a cura di Mario Barenghi, Milano, Mondadori, 2007.

fig. 04

Superstudio, “Le 12 città ideali”, Casabella, 1972, n. 361, p. 45.

fig. 05

Gabriele Mastrigli (a cura di), Superstudio. Opere 1966-1978, Macerata, Quodlibet, 2016, pp. 288-289

fig. 06

Roberto Gargiani, Beatrice Lampariello, Superstudio, Roma-Bari, Laterza 2010

fig. 07

Andreas Angelidakis, Vittorio Pizzigoni, Valter Scelsi (a cura di), Super Superstudio, catalogo della mostra (Milano, PAC, 1° ottobre 2015-30 gennaio 2016), Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2015.

fig. 08

Peter Lang, William Menking, Superstudio: Life Without Objects, Milano, Skira, 2003.

Le città immaginate da Superstudio non sono utopie rassicuranti, ma dispositivi di pensiero radicale, estremi nella forma e nel contenuto, che mettono in crisi i fondamenti stessi dellarchitettura. Ogni città porta allestremo un principio  funzionale, politico, tecnico o sociale  rivelandone il lato oscuro: l’ideale assolutizzato rischia così di diventare forma di oppressione, invece che strumento di liberazione. Linstallazione interattiva di voto invita il pubblico a prendere posizione: quante di queste città vorreste vedere nel mondo reale? Le tre urne raccolgono rifiuti e adesioni, restituendo la pluralità degli sguardi sull’utopia. Un gesto semplice  inserire una scheda in unurna  traduce in forma esperienziale un concetto centrale: con il progetto 12 Città Ideali, Superstudio non intende proporre città da costruire, ma scenari da problematizzare. Le loro idee provocatorie rappresentano strumenti per mettere in discussione i modelli dominanti di urbanistica, società e consumo. Questo progetto di voto richiama lintento originario del collettivo: coinvolgere il pubblico in un atto di consapevolezza e valutazione critica. I risultati potranno far emergere profili diversi: da chi ne rifiuta unampia maggioranza, ritenendoli modelli temibili o eccessivamente problematici, a chi resta in una posizione intermedia, aperta ma critica, fino a chi abbraccia con convinzione la provocazione utopica. Lutopia si rivela così come spazio di confronto: un invito a interrogarsi su come abitiamo gli spazi, su come li immaginiamo e su che tipo di città desideriamo. 

Installazione interattiva di voto

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SEZIONE 4 

Redesigning Supino: a new radical library   

Collettivo Krikku: Erika KorrikuGiulia EvangelistaMatilde GattiElena Debernardi. 

 

In questa sede è presentato il progetto espositivo Exposer l’habitat, nato dalla rielaborazione del concetto di esplorazione della dimensione domestica. Esso trae ispirazione dallo studio di un caso espositivo in particolare, la mostra Italy: The New Domestic Landscape, tenutasi al MoMa, a New York, nel 1972. Curata da Emilio Ambasz, la mostra presentava un totale di undici ambienti e centottanta oggetti di design. La varietà poliedrica dei materiali esposti favorì unindagine intorno al concetto della casa, che in quell’occasione venne reinterpretata e riletta come un dispositivo di natura mutevole, modulare e critico nei confronti della società dei consumi 

La mostra del MoMa rappresenta quindi il punto di partenza ideale per un’indagine sul concetto della dimensione domestica, in quanto essa si presenta come incarnazione del tentativo di ridefinizione dello spazio domestico stesso, il quale oltrepassa i limiti del topos fisico fino a spaziare nella dimensione dell’indagine progettuale, sociale e politica. In particolare, attraverso il percorso proposto in Exposer l’habitat è possibile riflettere su diverse declinazioni del tema dell’habitat, che in questa occasione diventa un microcosmo in grado di restituire visioni del vivere alternative. Lallestimento, sviluppato in due macro-sezioni, ripercorre le articolazioni della mostra del 1972 e invita il visitatore all’approfondimento della riflessione critica sul rapporto tra spazio domestico e architettura radicale. 

 

Foto Teca 2

fog. 07

La teca presenta una mappa concettuale attraverso la quale evidenziare le diverse interpretazioni concernenti il tema dell’habitat in relazione all’architettura radicale, ovvero, uno spazio sperimentale capace di creare ambienti sostenibili e che favoriscano un miglioramento delle condizioni di vita. 

La prima parte dello schema si concentra sui progetti presentati dagli architetti protagonisti della mostra del MoMa del 1972 e sulle tre diverse articolazioni del design emerse. Il design as postulation, di cui si fanno interpreti Ettore Sottsass, Gianantonio Mari e Joe Colombo, è incentrato sul concetto di modulo, un’unità ripetibile ma anche flessibile e che consente espansioni partendo dall’unità di vita primaria, l’uomo. La critica alla società contemporanea (design as commentary), invece, come indicato nella mappa, emerge soprattutto nel progetto di Gaetano Pesce, in cui la figurazione diventa un potente strumento di comunicazione. Lo schema termina con la critica radicale all’intero sistema economico-sociale (counterdesign as postulatione attraverso i progetti presentati da Archizoom e Superstudio, incentrati sul concetto di espansione dello spazio sia a livello metaforico che fisico, e le considerazioni sul consumismo espresse dai lavori di Ugo La Pietra e Gruppo Strum, per poi concludersi con la riflessione di Enzo Mari riguardo l’antitetico rapporto tra la società capitalista e il design: esso dovrebbe essere un mezzo per liberarsi utopicamente del consumo di massa, ma finisce col diventarne inevitabilmente schiavo.  La seconda parte della mappa, articolata in due grandi frecce e dedicata alla riflessione critica, mette a confronto le considerazioni teoriche di Manfredo Tafuri e Germano Celant riguardo l’ideologia, le contraddizioni utopistiche e il ruolo dell’architettura radicale nella società del tempo.  

Materiali Teca 2

fig. 09

Manfredo Tafuri, Progetto e utopia: architettura e sviluppo capitalistico, Roma-Bari, Laterza, 1973.

fig. 10

Marshall McLuhan, Gli strumenti del comunicare, Milano, il Saggiatore,1967.

fig. 11

Pino Brugellis, Gianni Pettena, Alberti Salvadori, Utopie radicali: Archizoom, Remo Buti, 9999, Gianni Pettena, Superstudio, UFO, Zziggurat, catalogo della mostra (Firenze, Palazzo Strozzi 20 ottobre 2017-21 gennaio 2018), Macerata, Quodlibet, 2017

fig. 12

Germano Celant, Arti e architettura. Scultura, pittura, fotografia, design, cinema e architettura: un secolo di progetti creativi, catalogo della mostra (Genova, Palazzo Ducale, 2 ottobre 2004-13 febbraio 2005), Milano, Skira, 2004

fig. 13

Vittorio Gregotti, Il territorio dell’architettura, Milano, Feltrinelli, 1972.]

Il progetto fuori teca sviluppato è un magazine digitale, che vuole essere da supporto non solo alla teca di Exposer l’habitat, ma anche ai progetti espositivi degli altri collettivi all’interno della mostra Pensiero Radicale Esibito. Nella parte superiore della teca è presente una freccia pensata per fornire ai visitatori un suggerimento del senso di lettura della mappa concettuale all’interno della teca. Lungo questa freccia è collocato un QR code: inquadrandolo con i propri dispositivi tecnologici, si ha così la possibilità di accedere al magazine contenente testi esplicativi redatti dagli studenti del primo anno della Scuola di Specializzazione. L’obiettivo di queste risorse testuali è permettere al visitatore della mostra di poter consultare un apparato esplicativo di approfondimento, che gli consenta di entrare maggiormente in contatto con alcuni argomenti legati al tema-filo conduttore della mostra Pensiero Radicale Esibito, e di comprendere in modo più profondo le ispirazioni, le motivazioni e le conclusioni di ciascun progetto, nonché i nessi logici tra i diversi passaggi presentati nella mappa concettuale.  I testi sono pubblicati sul sito della Biblioteca Supino, nella sezione dedicata alla mostra. 

Concept Teca 2

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Crediti

Mostra a cura di Anna Rosellini con la collaborazione di Alessandro Paolo Lena e Stefano Setti

Testi redatti dagli studenti della Scuola di specializzazione in Beni storico-artistici: Marica Albanese, Ilaria Bartoli, Nicolò Barzon, Silvia Biolchini, Alysson Yulianna Bustamante Tamayo, Silvia Cesari, Mauro Chines, Simone Ciocchetti, Roberto Ciulla, Marina Crocoli, Andrea De Simone, Samantha De Vitis, Fabio Garbin, Sebastiano Giaimi, Lorena Giocolano, Giovanni Antonio Morciano, Andrea Moretti, Miriam Musumeci, Angelika Aleksandra Otczicz, Ilaria Parini, Michelle Polignano, Maria Elisabetta Poluzzi, Marta Pompei, Emiliano Riccobono, Beatrice Rinaldi, Valentina Rubino,  Matteo Santise, Luna Scala, Elettra Schiavo, Luca Sorichetti, Viola Tasselli

Allestimento a cura degli studenti del corso di Laurea magistrale in Arti Visive, curriculum AMaC: Collettivo Collagène (Joana Vicente, Ruben Barbati, Giulia Vitaly, Marta Muzzi, Iman Hadeg, Erika Kucaj, Lara Silveira, Jeanne Duprey); Collettivo Radical Tools (Marco Fornasiero, Mariia Moroz, India Ricchi, Irene Lorusso, Matilde Pardini, Alessia Frerotti, Leatitia Keman); Collettivo Tagga (Artemisia Bernardi, Tommaso Origani, Giulia Perna, Alessia Trimarchi, Gaia Vassena); Collettivo Krikku (Elena Debernardi, Giulia Evangelista, Matilde Gatti, Erika Korriku); Collettivo Super Ris8 (Katarina Cokrlic, Cecilia Colagiovanni, Flaminia Ciuferri, Jessica Leone, Isabella Ravera, Ekaterina Rybakova, Elizaveta Sidorova, Gemma Tolfo); Collettivo 3 ½ (Alice Botti, Giorgia Dargenio, Giulia Marsigli, Ang Pema Melis, Alice Pieriboni, Elena Pietrobon, Antonella Piredda, Francesca Weber)

Supervisione, mostra online, comunicazione: Giulia Calanna, Caterina Cossetto